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Storielle di paese

C'era una volta in un paesotto di provincia un vecchio politicante che criticava costantemente l'operato del sindaco della sua città. I suoi concittadini si erano stufati di sentire parlare male di quel provvedimento, di quella delibera, di quella ordinanza, tanto che ogni volta che iniziava le sue "filippiche" man mano si defilavano per non ascoltare. Si accorse così che era destinato a rimanere solo. Decise così di scrivere sui muri i suoi lamenti. Trovò uno spazio valido lungo la via principale, dove tutti potevano leggere... Allora iniziò con la vernice nera a scrivere "il sindaco è un tiranno perché …" E tutti lessero.  Allora siccome il decoro della città era compromesso, il Sindaco diede ordine di coprire quelle scritte nere sul muro vicino la sede comunale, facendo rinfrescare la parete con la stessa tonalità delle scritte tanto che nero su nero tutto scomparve. Il “polemicone” allora si sentì importante perché il sindaco l'aveva considerato. Ma dopo alcuni giorni la solitudine lo assalì di nuovo così prese la vernice rossa e iniziò a imbrattare il muro reso tutto nero, con un fiammante epitaffio rosso che spiccava e si leggeva anche da lontano … “il sindaco è un affarista”! Tanti lessero fino al punto che il sindaco prese di persona la vernice rossa e iniziò a verniciare la parete, tanto che rosso su rosso la scritta svanì. Allora ancora più galvanizzato il "paroliere mascherato" perché agiva anche di notte, che non aveva più amici ma che aveva catalizzato le preoccupazioni del primo cittadino, prese il pennello e con la vernice nera sullo sfondo reso rosso tornò a "tronare": “il Sindaco è omofobo...”. Insomma quella parete cittadina diventò lo zimbello del paese. Finché un giorno arrivò il parroco, che prese un bel secchio di tinta bianca e dopo cinque mani belle dense riuscì a ripristinare il decoro della parete e di conseguenza riportò la pace in città. Anche perché quel colore era perfetto per quella zona, si armonizzava con l'arredo urbano. Tanti cittadini se ne accorsero e iniziavano a tener da conto quella parete tanto che non permisero più che fosse imbrattata denunciando “il pittore folle”. Fecero di più ... “Licenziarono” anche il sindaco che alle successive elezioni non fu riconfermato. Allora il prete "spazzino" che aveva avuto il buon senso di interrompere quella spirale che rasentava l’odio, colse l'occasione e durante l'omelia di Natale quella dove tutti più o meno partecipavano. disse pochissime testuali parole: “La guerra del muro mi ha fatto pensare che ci preoccupiamo dell’apparire, delle chiacchere. Il fatto un muro importante della città sia stato colorato senza tenere conto ciò che lo circonda mi fa temere che non teniamo più conto della nostra storia della nostra cultura dell’educazione che abbiamo ricevuto. Il fatto che non riusciamo più a dialogare in maniera costruttiva significa forse che perdiamo ogni giorno il senso di responsabilità, di educazione, quella che ci avevano insegnato i nostri nonni, non solo con le parole ma con l’esempio e con il sacrificio. Il decoro della nostra città rappresenta la pulizia della nostra coscienza. Il bianco che ho steso rappresenta la pace, perché solo la pace garantisce che si possa tornare a costruire e a dare un futuro ai nostri figli”. Allora una madre dai banchi della chiesa si alzò in piedi e disse: “Don Giuseppe lei dovrebbe diventare il nostro Sindaco.” Un applauso pervase la Chiesa, cosa inusuale durante una omelia così come non succedeva mai che una fedele potesse intervenire, ma tutto nasceva dal cuore delle persone e quel sentimento così forte aveva abbattuto qualsiasi convenzione. Il Prete preso di sorpresa interruppe gli applausi e finì l’omelia dicendo: “No ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità, la mia è quella di pensare al candore della vostra anima.” E proseguì ... “Scegliete bene il vostro nuovo Sindaco, che sia prima di tutto un buon padre di famiglia, che sia una persona che non faccia troppe promesse, che sappia ascoltare … che riporti la pace in Città “. Mike 

 

 

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